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STORIA
Poiché la storia di Lerici si perde nella
notte dei tempi, non sappiamo con precisione
l'anno della sua fondazione, ma lo studio del suo
antico nome "portus Illycis" che potrebbe derivare
dal greco "Iliakos" (iliaco, troiano), ci induce
a favoleggiare che la sua fondazione derivi da un
gruppo di esuli della guerra di Troia. E non potrebbe
essere altrimenti perchè il territorio presenta
numerose analogie con le coste greche e una
bellezza dei luoghi degna di Venere, a cui è dedicata
una delle sue baie, chiamata Venere Azzurra.
Lerici fu porto di approdo dei traffici greci e
fenici, e la sua storia non ebbe mai momenti bui,
semmai periodi ancora avvolti in un affascinante mistero.
Lo stesso mistero che avvolge le origini del popolo
etrusco a cui Lerici fu particolarmente legata per
la sua vicinanza a Luni. Sappiamo che nel VII sec. a.C.
il Golfo fu occupato dagli Etruschi che spaziarono
da Pisa a Capo Mesco fondando la città di Luni a
cui Lerici per molti secoli legherà la sua storia.
A tale proposito proponiamo alcune brevi righe di
Pantero Pantera, sec. XVII (capitano marittimo
autore di un inedito portolano che descrive la
lingua attorno al 1620):"Lerice, terra non molto
grande circondata da muri. Da questa terra si
nominava anticamente questo Golfo Porto D'Erice,
si come si chiamò ancora Porto di Luna, da una
grande città che vi era dell'istesso nome".
Per la sua importanza come porto, Lerici fu
conteso dai romani ai liguri e da essi conquistato
e utilizzato a scopo militare e commerciale.
Lerici fu porto importante nel Medioevo, sempre
legato al dominio del Vescovo di Luni: vi approdavano
i viandanti, i pellegrini, i mercanti che volevano,
attraverso il nodo nevralgico di Sarzana, raggiungere
il nord Italia e il centro Europa. Una diramazione
della Francigena porta al nostro Golfo poiché da
Lerici partivano i pellegrini per S. Jacopo di
Compostela e per Roma.
A questo proposito da Lerici dipartono ben due
vie romane o romee: una corrisponde all'attuale
via che unisce Lerici a Sarzana, l'altra, che
risale al tracciato dell'Aemilia Scauri poi
Aurelia, unisce Tellaro fino a Lerici tramite un bel
percorso tra ulivi e macchia mediterranea che tocca
numerosi siti di importanza storico-archeologica.
Lerici fu utilizzata dai lucchesi per il traffico
di pelli e stoffe, poi a lungo contesa tra Genova
e Pisa nel periodo delle Repubbliche marinare.
Nel 1241, dopo la battaglia del Giglio, fu occupata
dai pisani che edificarono il Castello e il borgo
nuovo murato. Dopo quindici anni Genova la riconquistò e
ampliò il Castello. Nel 1528 Lerici fu teatro di
un avvenimento che cambiò le sorti dell'Europa:
fu tra le mura di un suo palazzo che Andrea Doria
si rifugiò e decise di passare dalla Francia
alla Spagna, togliendo alla Francia il dominio
sul Mediterraneo a favore della Spagna.
Tra il '600 e il '700 ebbe il massimo sviluppo
urbanistico grazie alla presenza in Lerici di
una nobiltà armatoriale che aveva le sue dimore
nel borgo e di cui restano gli antichi palazzi
e le ville.
Nell'800 scrisse pagine gloriose della storia
risorgimentale, tanto che Garibaldi chiamò la
sua popolazione "la più forte e la più energica
d'Italia". Lo stesso Carlo Pisacane raccolse in
Lerici nel 1857 otto suoi fedeli compagni per la
spedizione di Sapri, ma chi più ne impersonò
lo spirito risorgimentale fu Giuseppe Petriccioli
che con Felice Orsini e Carlo Pisacane issò
il tricolore sul Duomo di Milano dopo aver duramente
combattuto sulle barricate delle "Cinque Giornate".
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